Scrittura Terapeutica: affidare l’Anima al foglio

Ti è mai capitato di sentire un peso sul cuore, un groviglio di pensieri che faticano a trovare pace? E se ti dicessi che c’è un modo per attenuare quel fardello, semplicemente mettendo nero su bianco le tue emozioni?

Se il trauma appare sotto forma di racconto su un pezzo di carta, non apparirà sul corpo.”  (ciit. Desiati).

Questa frase è potente, vero? È l’essenza della scrittura terapeutica, ovvero un atto di fiducia, un modo per dare forma tangibile alle nostre emozioni, tutte.

Flannery O’Connor – una delle più importanti e originali scrittrici del sud degli Stati Uniti nel XX secolo che non ha avuto una vita semplice – disse chi scrive cerca la verità al prezzo di una fatica immane, e questo è particolarmente vero quando ti rivolgi al tuo mondo interiore.

L’idea di iniziare a scrivere di sé può generare timore. La sfida del foglio bianco è percepita come una potenziale trappola: la paura di cosa possa emergere e il timore di dovere ripercorre dolori del passato o emozioni ormai messe da parte. Eppure nessuna evoluzione personale significativa che lasci un’impronta profonda e un reale cambiamento nella tua anima (e nella tua vita) si compie senza metterti profondamente in gioco.

L’invito a narrare le proprie giornate, ciò che ti turba o ti allieta, si traduce concretamente in un atto di profonda auto-cura. Puoi scegliere la forma che più ti risuona: un diario intimo custode di segreti, un taccuino di viaggio da avere sempre a portata di mano per catturare non solo luoghi ma anche stati d’animo, una lettera confidenziale (forse mai spedita, ma liberatoria nel suo stesso compiersi), appunti sparsi che fissano pensieri passeggeri o, perché no? un libro di memorie che ripercorra il filo della tua esistenza.

Perché si utilizza il termine “terapeutico”? Non certo perché la scrittura possa sostituire un percorso professionale di supporto psicologico; piuttosto, nel senso più originario del termine greco terapeuticos che a sua volta deriva da terapeuo e significa prendersi cura di sé. Curarsi, come fare giardinaggio, dipingere, ascoltare musica o praticare sport: attività che rivolgono attenzione e affetto verso la propria persona, quasi una coccola per il/la tuo/a bambino/a interiore.

Scrivere di sé o semplicemente depositare sul foglio pensieri e inquietudini, momenti no ti aiuta a osservarli con una certa distanza, ad alleggerire il peso che gravano sul vivere quotidiano, a lasciarli andare e sentirti libero. Concedi alla scrittura il suo valore più primitivo: prendersi cura della propria storia, anche di un singolo, specifico momento.

Spesso, l’atto di scrivere infonde serenità, tranquillità interiore o semplicemente una visione più nitida della realtà. È fondamentale, tuttavia, riconoscere che la scrittura non ci immunizza dalle difficoltà né ci offre soluzioni immediate… anzi, talvolta può generare nuove domande, scardinare certezze preesistenti e presentare inediti punti di vista da comprendere. Scrivere regala il piacere tipico dell’atto creativo ma al contempo ci spinge a confrontarci e a lavorare su noi stessi. È per quanto ti possa sembrare faticoso, il risultato finale è meraviglioso! E sai perché? perché finalmente sarai la versione più bella di te.

Gli esseri umani sono intrinsecamente narrativi. Pensiamo alla naturalezza con cui rispondiamo alla semplice domanda “Come stai?”. Perché noi siamo la nostra storia, e abbiamo un bisogno primario di conoscerla e di esprimerla. La vita che conduciamo quotidianamente è una narrazione continua; scriverla significa osservarla nella sua evoluzione passata e presente, ma anche immaginare trame future, ipotizzare sviluppi.

Io sono convinta che ogni esistenza, nella sua unicità – anche la tua –possieda il potenziale per essere narrata.

Non ultimo voglio dirti come scrivere sia anche una forma di meditazione attiva: nel tracciare le parole rallentiamo il frenetico ritmo della mente e la concentrazione necessaria per esprimere un sentire ci àncora al presente, rendendo impossibile la concomitanza di molteplici pensieri.

La meditazione e la scrittura terapeutica sono atti di cura che ti nutrono l’anima e alleggeriscono il cammino.

E tu, utilizzi la scrittura?

Alessandra Bonizzoni

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